Il progresso tecnologico è una marcia inarrestabile, ma cosa succede quando lo sviluppo si sgancia dal bene comune e dalla dignità della persona? Il rischio è quello di edificare una nuova “Torre di Babele”: uno sforzo titanico, un’illusione di autosufficienza che dimentica la centralità dell’uomo. Di questo delicato equilibrio si è discusso al Centro “Fratelli Tutti”, in un secondo incontro promosso dalla Commissione diocesana problemi sociali e lavoro, mercoledì 24 giugno, coordinato dal direttore don Luigi Filippucci, avendo come base di riflessione l’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Don Filippucci ha lanciato una provocazione centrale: “Chi è l’uomo?”. Spesso l’essere umano si caratterizza per il desiderio di dominare, ma se perde la sua vera essenza, finisce per diventare schiavo delle sue stesse creazioni. Il vero progresso deve invece fondarsi sulla valorizzazione dell’uomo e sul superamento della sua fragilità, non sulla brama di controllo.Questo dibattito ha messo in luce una stridente contraddizione contemporanea. Se i principi della Dottrina Sociale della Chiesa — sussidiarietà e solidarietà — chiedono che la tecnologia sia al servizio dell’umanità, i colossi della Silicon Valley sembrano muoversi in direzione opposta. Visioni come quelle di Jeff Bezos rischiano di anteporre lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale ai bisogni umani immediati, ignorando l’enorme impatto ecologico dei data center, famelici di energia e di acqua dolce per il raffreddamento.
Su questo fronte la Dott.ssa Giulia Silveri, ingegnere biomedicale USL UMBRIA2, ha offerto un’analisi tecnica ed etica, annunciando studi in collaborazione con università italiane per valutare l’intero “ciclo di vita” dell’IA. L’obiettivo è quantificarne scientificamente l’impatto per capire come la tecnologia possa integrarsi al meglio con l’ambiente. Silveri ha poi rimarcato un punto cruciale per la sostenibilità sociale: “La macchina è nata per sostituire le azioni ripetitive, non il lavoro dell’uomo”. Richiamando la Dottrina Sociale e l’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV, ha ricordato che il lavoro resta l’espressione della persona e della sua vocazione. La sfida non è usare la macchina per rimpiazzare l’uomo, ma valorizzare l’essere umano attraverso di essa. Sullo sfondo emerge anche un serio problema geopolitico: il forte ritardo dell’Europa, subordinata tecnologicamente agli Stati Uniti e vulnerabile a una governance oligarchica in mano a pochi attori privati che detengono un potere ormai superiore a quello degli Stati stessi.
Di fronte a questo scenario, la Chiesa non sceglie la via della demonizzazione del progresso, ma rivendica il ruolo del discernimento. Il magistero pontificio si offre come una bussola per orientarsi nella tempesta. L’incontro si è concluso con l’auspicio di estendere questi momenti di studio a tutta la cittadinanza: solo la conoscenza e la partecipazione attiva possono difendere la dignità umana dalle derive di una tecnologia senza volto.





